Come nasce un Pitt Conrad: dentro il laboratorio

C'è un modo semplice per capire se un cappellino è fatto in fabbrica o in laboratorio: prendine due dello stesso modello e mettili vicini. Se sono identici, è una fabbrica. I nostri non lo sono mai. Ecco perché.

Si parte dal tessuto, non dal logo

Un Pitt Conrad comincia da un rotolo di denim italiano — spesso delavé, consumato, già vissuto prima di diventare cappellino. Insieme al denim: cotone italiano, cuoio 100% italiano per le toppe, mesh per il retro. La materia prima è la scelta più costosa che facciamo, ed è anche il motivo per cui un nostro cappellino si riconosce in mano prima ancora che addosso.

La mano, letteralmente

Il taglio e l'assemblaggio li fanno artigiani esperti, uno alla volta. Le patch — fotografiche, ricamate o in cuoio — vengono cucite a mano sul pannello frontale. Alcuni modelli hanno dettagli dipinti a mano: le strisce racing di MOTORPSYHO pro, la scritta stencil di STENCIL. Non esiste una macchina che faccia queste cose uguali due volte. È il punto.

Pitt Conrad STENCIL – scritta stencil dipinta a mano

L'imperfezione è nel progetto

Una cucitura che devia di un millimetro, uno sbiadito che cade diverso, uno schizzo di colore fuori posto: in fabbrica sarebbero difetti. Qui sono la firma. Se cerchi un oggetto perfettamente replicabile, il mercato ne è pieno e costa un quinto. Se cerchi un pezzo che esiste in quella forma una volta sola, sei nel posto giusto.

Piccole serie, punto

Ogni modello nasce in quantità piccole. Quando finisce, di solito finisce davvero: niente riassortimenti infiniti, niente magazzini pieni di invenduto da smaltire a gennaio. È il contrario esatto della logica fast fashion — produci poco, produci bene, e ogni pezzo trova la sua testa. Le edizioni limitate portano questa logica all'estremo.

Spedizione in 4/5 giorni lavorativi. Il tempo di cucirlo, letteralmente.